Da quanto esposto nei precedenti articoli, quindi, emerge come il darsi alla fuga al fine di sottrarsi da un potenziale pericolo attuale che deriverebbe da un’offesa ingiusta, resta sempre la scelta principale salvo che la fuga esporrebbe di più l’incolumità dell’aggredito rispetto a ciò che provocherebbe reagendo all’aggressore per difendersi.(Bilanciamento degli interessi)

Dopotutto se decidessimo di affrontare il pericolo in quanto in possesso delle giuste competenze, siamo sicuri di saperlo gestire fino in fondo stante lo stato emotivo vissuto in quel determinato momento, senza incorrere in un eccesso colposo di legittima difesa?

Poi come facciamo a dimostrare in ogni caso di non aver co-provocato la situazione?

E se la persona ci minaccia con un’arma e ci aggredisce, vale proprio la pena affrontarla considerati i rischi che si corrono, quando basterebbe mettere da parte il nostro ego e trovare una soluzione alternativa? A meno che non si ha altra scelta che farlo con tutte le conseguenze del caso.

Ricordiamoci che la legittima difesa è applicabile per il tempo strettamente necessario a far intervenire l’Autorità e che non bisogna né immaginarla come una sorta di giustizia privata né per i più competenti come una necessità di dimostrare la nostra capacità innata al combattimento finendo col travalicare il limite impostoci dalla legge.

Basti pensare che con le lesioni personali di una certa gravità quando superano i 20 giorni e se commesse con armi c’è l’arresto in flagranza di reato, come pure per la violenza privata costringendo qualcuno a fare/omettere qualcosa contro la sua volontà usando la minaccia o appunto la violenza (sia verbale che fisica).

Inoltre anche per la rissa quando taluno riporta lesioni personali è previsto l’arresto in flagranza di reato com’è scontato che la conseguenza più grave di un’aggressione –l’omicidio- porta all’arresto.

Basta poco a rovinare la nostra vita per il semplice fatto di non aver evitato una provocazione o un’offesa di troppo o semplicemente per aver ignorato –mancanza di conoscenza- cosa prevede il nostro ordinamento giuridico.

Pertanto se da un lato e lecito difendersi dall’altro bisogna farlo in maniera intelligente e non impulsiva al fine di non incorrere in guai maggiori anche se ciò non sempre è possibile a causa delle tante variabili che entrano in gioco durante un aggressione fisica.

Infatti basta poco finire nel vortice dell’eccesso colposo di legittima difesa perché non era nostra intenzione commettere un reato perché viene meno il requisito di proporzionalità stante la reazione esagerata.

Poi l’onere della prova ricade sempre a carico del soggetto aggredito che dovrà indicare i fatti e le circostanze dai quali si deduce l’esistenza della scriminante. Mentre la valutazione è rimessa al libero convincimento del giudice che terrà conto di un ragionevole complesso di circostanze oggettive. 

L’esistenza di un pericolo attuale o di un’offesa ingiusta, i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo nel quale ne ha fatto utilizzo, il contemperamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.

Per concludere possiamo sostenere che difendersi è possibile solo quando non vi è altra scelta e si è costretti a farlo perché non si ha il tempo di chiamare le forze dell’ordine o sottrarsi all’aggressione allontanandosi.

Insomma, la reazione è legittima soltanto quando l’unica alternativa alla difesa sarebbe soccombere.

Se l’aggressore ti punta una pistola alla tempia e minaccia di premere il grilletto la legge non può aspettarsi che tu rimanga inerte ad aspettare la morte: in quel caso reagire è legittimo. Se invece hai una comoda via di fuga, anche a rischio di subire gravi danni alle cose di tua proprietà, devi comunque fuggire e non reagire.

La necessità della difesa va valutata caso per caso, secondo le circostanze concrete in cui è avvenuta la reazione. A tal proposito, si devono considerare il luogo, il tempo, ma anche l’età, la forza fisica dei soggetti coinvolti, il mezzo di difesa a disposizione ecc. In molti casi, per esempio, la legittima difesa è stata esclusa perché colui che la invocava era più giovane e fisicamente più prestante dell’aggressore, per cui non vi era la necessità di difendersi. 

Si può dire che è possibile sacrificare l’incolumità di un essere umano soltanto per difendere un’altra vita. Ciò significa che si può uccidere soltanto per evitare di essere uccisi. Questo si intende per proporzionalità tra offesa e reazione. Il diritto che è messo in pericolo deve avere la stessa importanza del diritto che si viola con la propria reazione. La vita e la salute valgono di più sia dei beni materiali sia della propria casa. Deve esserci proporzionalità anche tra le modalità dell’aggressione e le modalità della difesa: la reazione deve infatti essere la meno grave possibile. Non può essere riconosciuta la legittima difesa quando la reazione poteva essere diversa e meno grave rispetto a quella che si è verificata (per esempio, non è legittima difesa sparare quando puoi limitarti a immobilizzare l’aggressore).

Infine è utile sapere che terminata l’aggressione e dopo che ci siamo difesi è auspicabile chiamare le forze di polizia al fine di denunciare l’accaduto perché in fondo se non lo facciamo e ci allontaniamo come se non fosse successo nulla qualora è l’aggressore a presentarsi in pronto soccorso per farsi giudicare le lesioni per poi sporgere denuncia contro di noi anche se solo a scopo difensivo, sarà alquanto difficile in sede processuale invocare la scriminante della legittima difesa. 

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